Facebook 1914. Come un museo storico crea engagement sui social network

E voi, cosa ricordate della Prima Guerra Mondiale dai tempi della scuola? Il nome di qualche personaggio o di qualche battaglia? Lunghe ore di noia a scarabocchiare sul quaderno del vicino di banco… ?

Immaginatevi se il vostro professore di storia un giorno fosse entrato in classe e invece di farvi aprire il libro vi avesse detto: “Accendete il vostro computer e aprite la pagina Facebook. Vi presento Léon Vivien”.

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Léon Vivien è un giovane insegnante francese che ha vissuto in prima persona l’orrore della Grande Guerra. Arruolato nell’agosto del 1914 nell’esercito, è costretto a separarsi dalla sua terra, dagli amici e dalla famiglia. Per ben dieci mesi Léon ha raccontato la sua vita da soldato sulle pagine del suo diario: battaglie, paure, morti, la gioia della nascita di un figlio. Un soldato come tanti altri. Una storia come tante altre. Con la differenza che Léon ha raccontato la sua storia su una pagina Facebook, come se il social network fosse esistito nel 1914. Post, commenti, foto, disegni, musiche.

L’idea (geniale!) è stata realizzata dall’agenzia francese DDB per conto del Musée de la Grande Guerre du Pays de Meaux, con l’intento di coinvolgere soprattutto un pubblico giovane. Inutile dirlo, il progetto ha avuto un enorme successo: la pagina ha ottenuto quasi 65.000 like (di cui 50.000 nelle prime due settimane) e i fans hanno seguito la storia di Léon interagendo con oltre 7.500 commenti e domande, a cui il museo ha puntualmente risposto.   

Migliaia di persone hanno avuto potuto rivivere insieme a Léon l’orrore del conflitto, anche grazie ai materiali originali messi a disposizione dal museo. Dopo il successo iniziale del progetto sul web, il Museo ha saputo mettere a frutto la relazione instaurata con il pubblico, dicendo che le sorti del giovane soldato sarebbero state raccontate direttamente nel museo. L’idea è piaciuta, tanto che il flusso dei visitatori dopo la campagna è aumentato del 45%.

Lo spirito di questo progetto rispecchia in pieno il mutamento attualmente in corso nei musei, che stanno ripensando il loro ruolo sociale in relazione ai cambiamenti della realtà che li circonda, nella direzione di divenire sempre più dei luoghi di partecipazione e scambio. Oggi infatti i musei non possono più solo “trasmettere” saperi cristallizzati a un pubblico “passivo”, ma cercano invece di coinvolgere, emozionare, interagire con il proprio pubblico e creare insieme ad esso nuovi contenuti.

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Il punto forte di questo progetto è stato proprio la possibilità da  parte del pubblico di interagire direttamente con il personaggio di Léon Vivien. Poco importa se è un personaggio di finzione, è comunque realistico. Rigoroso dal punto di vista storico ma umano e quindi qualcuno verso cui si può provare empatia. E così anche la Prima Guerra Mondiale diventa una realtà più vicina, più “viva” perché si può rileggere attraverso il vissuto delle persone, raccontato con modalità comunicative nuove.

Insomma, se le parole d’ordine sono coinvolgere, emozionare, interagire… il Musée de la Grande Guerre du Pays de Meaux c’è riuscito!

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