Il non impiegato dell’anno. Quando il mondo della comunicazione ed il sociale si fondono

Pubblichiamo il post di Benedetta Sabatini, partecipante alla sesta edizione del Master.

Svolgendo ormai da cinque anni attività sindacale, mi sono trovata spesso a contatto con giovani alla ricerca del posto di lavoro. Dubbi, sofferenze, incertezze sul futuro, sono temi tristemente all’ordine del giorno. Inoltre le offerte lavorative – che già scarseggiano – non sono quasi mai pubblicizzate dando loro il giusto risalto.

Non è così per Unemployee of the year, l’ultima iniziativa che porta la firma della Fondazione UNHATE del Gruppo Benetton, che ha saputo coraggiosamente usare la forza della comunicazione per gridare al mondo il tragico problema della disoccupazione giovanile, rafforzando oltretutto, l’immagine di marca sensibile alle tematiche sociali.

Per chi non lo sapesse, il Gruppo Benetton finanzia anche “Fabrica”, un centro di ricerca sulla comunicazione culturale e sociale.

La Benetton non è nuova a campagne fuori dagli schemi. Come dimenticare lo “scandaloso” bacio fra prete e suora fotografato da Oliviero Toscani ad inizio anni ’90 (e censurato dall’Istituto di autodisciplina pubblicitaria a seguito di numerose lamentele) o il più recente fotomontaggio del Papa e l’Imam del Cairo che ha anch’esso sollevato proteste da ogni parte del mondo.

Unemployee of the year non fa eccezione, anzi è eccezionale.

‘Il non impiegato dell’anno’ è un progetto, una proposta concreta, una speranza per 100 giovani, 100 giovani con idee, con talento e con una idea chiara sul futuro, il futuro che molti vedono nero.

Sembrano cronache del dopo guerra, purtroppo invece è più attuale che mai il disarmante dato sulla disoccupazione giovanile: 1,4 milioni degli under 35 sono unemployee.

Il contest Unemployee of the year, con i suoi 5.000 euro in palio per i 100 migliori progetti fatti da giovani sotto i 30 anni, vuole unire i valori di non-odio – declinati dalla Fondazione UNHATE – e la forza comunicativa delle campagne Benetton, per “portare agli occhi dell’opinione pubblica il mutato orizzonte lavorativo” del contesto globale .

Si impara a non odiare non odiando. Questo è il significato di UNHATE. Si impara a creare dei progetti per il futuro creando progetti per il futuro. Dando una speranza, ma soprattutto una possibilità a chi crede di non averla.

Per approfondire la vostra riflessione date un’occhiata a questo video.

Commenta il post