La comunicazione in tempo di crisi

Pubblichiamo il post di Lorenzo Barbacci, partecipante alla sesta edizione del Master.

In Italia la disoccupazione giovanile supera il 30%. E’ un dato oggettivamente preoccupante, che comporta una serie di approfondimenti, riflessioni e misure da intraprendere da parte delle istituzioni. Anche nell’ambito della comunicazione.Se n’era già parlato con la Prof. Aquilani durante la sua lezione di Economie e costi del Marketing lo scorso anno. Vale la pena approfondire l’argomento a poche settimane dalle elezioni politiche che vede un governo tecnico uscente che, a riguardo, ha spesso sottovalutato l’utilizzo di espressioni piuttosto vistose in contesti pubblici.

Attributi come “sfigati” o “choosy” utilizzati per descrivere i giovani italiani disoccupati, hanno riscosso non poco clamore tra il pubblico ed i media. E tali esternazioni sono state spesso bollate come assurde, sbagliate; delle gaffe. Il giudizio è peggiorato quando si parlava dell’anacronistica voglia dei giovani di trovare il posto di lavoro “di fianco a mamma e papà” o di “monotonia del posto fisso”. I mittenti hanno subito rettificato appellandosi all’incomprensione del ricevente e all’aspetto positivo nell’avere sempre nuove sfide davanti a sé. Precisazioni poco efficaci.
In ogni situazione di crisi, come quella che purtroppo stiamo vivendo, è necessario che l’emittente utilizzi le parole a seguito di un accurato processo di scelta, conferendo a ciascun’enunciazione il giusto valore. Sarà più semplice così evitare che ci siano fraintendimenti dagli esiti a volte catastrofici.
Soprattutto, negli interventi pubblici, è importante pensare di più a cosa dire, ma, soprattutto a come dirlo.
A questo proposito potrebbe forse risultare utile allestire, nei corridoi di Palazzo Chigi, una sorta di “unità di crisis management” dedicata.

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