Potere e social media: quali le responsabilità dei comunicatori di oggi?

Batman, Capitan America, Superman, Wonder Woman: che cos’hanno in comune con i comunicatori 2.0? È solo con la morte dello zio Ben che Peter Parker/Spider-Man ha una grande lezione di vita: “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”. E non è un caso che Parker lavorasse come giornalista in un quotidiano di New York. Immaginiamo di applicare questo insegnamento al mondo dei social media, dove i comunicatori non sono soltanto i social media strategist, i giornalisti, gli influencer e i politici, ma ogni singolo utente iscritto. Il modello che, pian piano, si sta sempre più consolidando è quello partecipativo: i nuovi media sono un luogo di incontro e di scambio, dove chiunque può creare e condividere contenuti. Nella pagina dei valori di Twitter si legge: “Crediamo nella libertà di espressione e pensiamo che ogni voce abbia il potere di influenzare il mondo”. “Offri alle persone il potere di costruire comunità e avvicinare il mondo” è, invece, la mission di Facebook.

I social media possono essere considerati a tutti gli effetti il “Quinto Potere”. Soprattutto perché hanno ribaltato gli schemi, dando agli utenti la possibilità di esprimere le proprie opinioni e di esercitare il diritto di critica di fronte agli errori: fake news, pubblicità sgradevoli e discriminatorie, contenuti xenofobi, post maleducati, una cronologia piena di refusi. I modi per fallire possono essere veramente tanti in rete. Più o meno gravi e, in alcuni casi, anche imperdonabili. Specialmente se a commetterli sono le aziende.

Il fatto è che il diritto all’oblio sui social cade con lo screenshot. Una realtà aziendale è prima di tutto un insieme di persone, ma sono persone anche sotto un costante controllo da parte di un pubblico sempre più vigile, esigente, diffidente, stanco e, spesso, arrabbiato. Tra i Razzie Award delle campagne di comunicazione, come dimenticare quella del Fertility Day, lanciata dal Ministero della Salute nel 2016. E come non citare l’hashtag #trivellatuasorella, lanciato dall’agenzia Be Shaped, in sostegno del sì al referendum contro le trivellazioni nelle acque italiane.

Nella classifica dei peggiori comunicatori di sempre, rientra anche la campagna #LoFaccioPerché di Declathon, dove si presupponeva che lo sport escludesse la cultura: “perché in campo non servono libri”. Altro epic fail, lo slogan della campagna 2015 di Melegatti: “Ama il tuo prossimo come te stesso… basta che sia figo e dell’altro sesso”.

     

 

Se è vero che la forza dei social media ha origine dalla vastità di utenti (2.2 miliardi di utenti attivi al mese su Facebook, 1.9 miliardi su YouTube, 330 milioni su Twitter, 1 miliardo su Instagram), è altrettanto vero che ogni utente deve essere consapevole di ciò che condivide, pubblica e scrive. È necessario trasmettere qualità nei contenuti, per generare credibilità e rispetto. È una precisa responsabilità che compete a ogni Peter Parker. Anche quando non si vestono i panni di Spider-Man.

Post scritto da Giulia Bordini, alumna MCI2019

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