Quando la tecnologia e i nuovi media cambiano la prospettiva del nostro essere

Pubblichiamo il post di Alberto Basalù, partecipante all’VIII edizione del Master.

Relazioni umane mediate dai social media con contenuti scritti da specifici software… siamo sicuri che questa sia la strada giusta da seguire?
Dobbiamo farcene una ragione: il progresso tecnologico, la ricerca e le sperimentazioni scientifiche, condizionano sempre più lo stile di vita dell’intero genere umano; è un processo inevitabile e (giusto o sbagliato che sia) è già presente. Il nostro modo di agire, di pensare e di relazionarci con gli altri è radicalmente mutato e gli scenari futuri ci raccontano un mondo sempre più appannaggio dei computer che, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione, filtrano e filtreranno sempre più le nostre relazioni umane, tanto da renderle, in alcuni casi, sostitutivi del nostro io.
Ad esempio, in ambito digitale i social network rappresentano – come ci ha illustrato Giovanni Boccia Artieri nella sua lezione intitolata I linguaggi del web sociale – “una variante tecnologica delle relazioni sociali costruite a distanza grazie a specifici mezzi di comunicazione interpersonali”.

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Tale concetto può essere ancora più precisato dalle parole della scrittrice Sherry Turkle che nel suo libro “Insieme ma soli” spiega come i ragazzi “devono vivere e raccontarsi al tempo stesso, sporgendosi nell’ambiente digitale poiché questo è il mondo in cui essi vivono in pubblico e dove trovano il loro posto nella vita. Nel vedere e nell’essere visti”.

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Insomma, ci troviamo di fronte a uno scenario che sostituisce il “ciao come stai?” delle relazioni faccia a faccia, con lo “stato” postato sulla pagina personale del profilo Facebook o Twitter.
La realtà, forse, è per certi versi ancora più estrema e indiscutibilmente “reale”. Cosa accadrebbe alla comunicazione se le notizie venissero veicolate non da esseri umani, ma delle macchine?
E’ ciò che accade ormai da diversi anni all’interno della redazione sportiva della testata a stelle e strisce “Big Ten Network” creata dalla Big Ten Conference, il più antico campionato statunitense di sport universitario.
Come spiega nel suo libro “La scimmia che vinse il PulitzerNicola Bruno, giovane giornalista e scrittore italiano, “il più prolifico reporter sportivo del mondo abita al terzo piano di un palazzo nello Stato dell’Illinois, in America. Egli è capace di sfornare notizie sportive alla velocità della luce, arrivando a redigere 150mila articoli alla settimana, in un inglese impeccabile con tanto di titolo, sommario e immagine di contorno”. Come è facile intuire, non si sta parlando di un brillante cervello uscito da Harvard, ma, al contrario, di un super software creato dagli scienziati dell’Intelligent Information Lab (futuristico laboratorio della Northwestern Università privata americana con sede a Chicago).
Il software è stato ribattezzato dai suoi creatori “Stats Monkey”, tradotto letteralmente “Scimmia delle statistiche”. E’ proprio la statistica infatti che contribuisce in maniera determinate al lavoro della “Scimmia”: analizzando i dati delle partite del campionato della Major League (il massimo campionato professionistico di baseball americano) “Stats Monkey” trasforma i dati e i numeri in parole. Il risultato di tale prodigio tecnologico è la realizzazione, come già detto in precedenza, di articoli sportivi scritti alla perfezione e, al contrario di quello che si pensi, perfettamente non robotici o ripetitivi.
E’ sbalorditivo leggere dalle parole di Cathal Kelly, uno dei più importanti veterani giornalisti americani di baseball, che la “Scimmia” risulta essere migliore dei suoi colleghi in carne e ossa. In un confronto, fatto da Kelly, tra un pezzo della “Scimmia” e un giornalista professionista, si evidenziano differenze sostanziali e purtroppo tutte a discapito del reporter. La mancanza di una corretta punteggiatura, lo stile non così adeguato e gli errori grammaticali legati a un mancato controllo dei refusi, sono un tratto univoco della stesura del pezzo giornalistico redatto da un professionista in carne e ossa. Al contrario, il vecchio decano dei giornalisti sportivi americani, rileva nella “Scimmia” una benevola assenza dei difetti citati, con un arricchimento testuale legato alle statistiche stesse della partita o alla carriera sportiva di un particolare giocatore che si è ben distinto all’interno del “diamante” di gioco.
Migliorare, cambiare ed evolvere la comunicazione attraverso le innovazioni tecnologiche è la realtà dei fatti. Adattarsi al nuovo corso senza dimenticare l’unicità e le prerogative dell’essere umano è il compito che ora ci attende.

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