Un viaggio nell’anima del vino con Filippo Bartolotta

Ci sono luoghi che, più di altri, sono capaci di raccontarci delle storie. Storie che hanno magari radici antichissime ma che, allo stesso tempo, ci permettono di comprendere il presente e immaginare il futuro. Uno di questi luoghi è sicuramente il Castello di Ama, con le sue chiesette, le ville settecentesche e i giardini imperiali che osservano dall’alto le colline del Chianti. Qui, lo scorso 18 maggio, si è svolta la lezione di MCI dedicata al marketing e alla comunicazione del vino.

Una lezione speciale, tenuta da Filippo Bartolotta, uno dei più conosciuti ambasciatori del vino italiano nel mondo. Sommelier, giornalista, wine educator, Bartolotta racconta il vino in maniera giocosa, coinvolgendo esperti e neofiti, alternando alto e basso, notazioni tecniche e storie di vita.

Castello di Ama, come azienda vinicola, nasce negli anni Settanta da un gruppo di famiglie di diversa origine che decisero di accogliere la sfida di riportare Ama allo splendore di un tempo e produrre un grande Chianti Classico. Questa sfida è oggi raccolta da Lorenza Sebasti e Marco Pallanti, che lavorano con impegno e passione per fare di Ama un vino d’eccellenza.

Giunti su questo promontorio immerso nel Chianti sperimentiamo un vero e proprio risveglio dei sensi, un ritorno alla naturalità nella quale si fondono completamente le opere d’arte realizzate dai più grandi artisti della scena internazionale e collocate in vari posti della tenuta. È “bellezza che genera bellezza”.

Maurizio Masini, direttore del Master, introduce così la lezione: “Ciò che mi ha sempre colpito di Filippo è la sua visione aperta sul mondo del vino, il suo approccio ludico, rivelato anche nel suo ultimo libro “Di che vino sei?“, nel quale il vino viene personalizzato a seconda del carattere e dei gusti di ciascuno. Un libro quindi che restituisce l’idea della semplicità e del piacere in chiave soggettiva.“

In effetti c’è tanto da scoprire dentro a un calice di vino: prima delle caratteristiche organolettiche cè la storia. Il vino nasce con la civiltà e viaggia con essa. Destinato alle cerimonie religiose e sociali nell’antico Egitto, viatico della comunicazione e della convivialità per i Greci che lo sorseggiavano durante i Simposi, diventa alimento solo con i Romani. A loro si deve la nascita della viticoltura in Europa. Con la caduta dell’impero la viticoltura sopravvive grazie ai monaci benedettini e cirstercensi che continuarono a coltivare le vigne all’interno dei monasteri e a nascondere il vino nelle loro cantine per destinarlo alle celebrazioni liturgiche e all’uso personale.

Solo agli inizi del Seicento ci furono veri progressi nella conservazione del vino. Con la conquista del nuovo mondo il vino arrivò in America. La nascita della viticoltura moderna avverrà nel XX secolo, con un rinnovamento delle conoscenze che porterà alla trasformazione delle tecniche tradizionali.

Oggi il mercato del vino è sempre più globale e si fa sempre più evidente la differenza tra il “vecchio mondo“, legato alla tradizione e al terroir, e il “nuovo“, in cui i vini, più che al territorio, rispondono ai bisogni e ai gusti rinnovati dei nuovi mercati. Oltre quindi che adottare nuove tecniche – la viticultura diventa di precisione, genetica ed ecosostenibile – chi produce vino, oggi, non può prescindere da un’attenta formulazione delle strategie di marketing e comunicazione.

Il vino è storia, cultura, convivialità. Una ricchezza di codici, simboli e valori che va saputa comunicare con intelligenza e passione. Tutta la classe è rapita ma Filippo ci richiama all’attenzione. È il momento di giocare: si ascoltano i sensi sulle note del “Purple Rose” 2017 e di un “Chianti Classico” 2016, vini firmati ovviamente “Castello di Ama“. Iniziamo un percorso sensoriale intenso e rivelatore, durante il quale Filippo ci sostiene e ci accompagna. Ci sono momenti di silenzio in cui ognuno sembra “ascoltare” il vino e, attraverso quel colore, quell’odore, quel sapore, ciascuno crea la propria memoria sensoriale. Davvero un’esperienza unica.

Prima di lasciare il Castello visitiamo le cantine. In una delle ultime stanze, le preziose barrique sono sovrastate dall’ennesima installazione artistica (all’ingresso il visitatore è accolto dal meraviglioso albero di Michelangelo Pistoletto). Si tratta dell’opera di Kendell Geers, Revolution. La scritta “REVOLUTION“, in rosso e al contrario, ha un grande impatto visivo. Ma vi si possono leggere anche le parole NOI” “TU” “LOVER. Perché ogni rivoluzione è fatta di legami autentici, ma ha bisogno anche di tanta passione.

Scritto da Valeria Iannitti, MCI2019

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