Flying Tiger Copenhagen: un euro che crea emozioni da vent’anni

Pubblichiamo il post di Cinzia Campus, partecipante alla X edizione del Master.

“Le esperienze forniscono valori sensoriali, emotivi, cognitivi, comportamentali e relazionali che sostituiscono quelli funzionali”: scriveva così Bernd Schmitt (1999), nel suo Experiential Marketing [1].

Deve averlo ben compreso Lennart Lajboshitz, 56 anni e danese, fondatore del marchio Tiger, da qualche mese rinominato Flying Tiger Copenhagen, che conta ad oggi più di 500 negozi in tutto il mondo.
Il giovane Lajboshitz, che a vent’anni non riusciva a vedere un futuro di fronte a sé e si guadagnava da vivere vendendo ombrelli usati assieme alla sua fidanzata (oggi moglie) Suz, non rinnega la sua infanzia: anzi, descrive le sue innumerevoli avventure come “esperienza che mi fatto immergere nella realtà” (millionaire.it).

Fu proprio la realtà che, nel 1995, creò la sua fortuna.
Dopo aver avuto il primo bambino, infatti, Lennart e Suz aprirono il loro primo negozio di articoli a prezzo scontato, chiamandolo Zebra.

Durante una vacanza, affidarono il negozio ad una parente che, non trovando alcun prezzo sui prodotti, chiese a Lennart come comportarsi. Desideroso di risolvere la situazione prima possibile, decise di prezzare tutto allo stesso modo: Tier (in slang danese, simile a Tiger), dieci Corone, un solo euro.

L’idea di vendere tutto allo stesso prezzo (di cui oggi resta solo il fortunato nome) lasciò presto spazio ad un’altra idea, più fruttuosa: acquistare le materie prime e personalizzarle, trasformarle in oggetti funzionali ed originali al tempo stesso. È ancora questo, dopo vent’anni, il core business dell’azienda. Come dice Lennart : “Quello che sappiamo fare meglio è prendere un oggetto funzionale e trasformarlo in uno emozionale”.

Flying Tiger

 

I negozi Flying Tiger Copenhagen, infatti, sono contraddistinti da un’esplosione di colori, prezzi tondi (nessun centesimo è il benvenuto!) e tanti, tanti sorrisi. Come si legge nel sito ufficiale: “Senso etico, organizzazione e allegria sono valori che guidano il nostro approccio quotidiano al business” e ancora “il nostro obiettivo è far vivere ai nostri clienti un’esperienza piacevole durante la loro visita in negozio” (www.tiger-stores.it/tutto_su_tiger).

Da Flying Tiger Copenhagen ci si diverte: chi ha visitato uno dei 49 negozi italiani (4 solo a Roma), lo sa. Buona musica (predilezione per il rock’n’roll) e gadget spiritosi, perfetti per un regalo economico ma particolare.

Nel 2014 Lajboshitz ha venduto il 70% della sua azienda ad una private equity, per circa 134 milioni di euro. Ciononostante, è ancora direttore creativo e non smette di visitare periodicamente gli store: tocca con mano i suoi prodotti, acquisisce conoscenze sulle preferenze dei suoi clienti perché “so che devo cambiare ogni giorno. Solo così posso innovare.” (millionaire.it).
È forse questa la nuova figura del businessman, nonostante lui non si definisca tale: un uomo la cui unica costante sia cambiare, sempre.

[1] Schmitt, B. (1999) Experiential Marketing, The Free Press, New York.

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