“I don’t know how she does it”

Pubblichiamo il primo post di Chiara Miccoli partecipante all’ottava edizione del Master.

Prova a guardare il mondo con gli occhi di una donna, prova a sentirti dire di NO perché hai un figlio, prova a pensare che è proprio dall’innocenza dei suoi occhi che devi partire per poter costruire il tuo e di riflesso il suo, di futuro.
Per noi dell’ottava edizione di MCI la nostra prima testimonianza aziendale nel campo della comunicazione e la case history che ci viene proposta è quella di una donna energica, piena di voglia fare e di raccontare. Lo si apprende dal modo in cui cerca di interagire con noi, dal modo in cui organizza le cose che ha da dire e dal modo in cui le mette in ordine per essere sicura di non tralasciare quel dettaglio, che poi tale non è.
Lei è Riccarda Zezza e sul sito ufficiale del suo “terzo figlio” di nome Piano C, viene definita come “megacapo galattico”.
Sì, perché Piano C l’ha messo al mondo come si mette al mondo una creatura; l’ha fortemente voluto e cercato dopo anni di lavoro nel settore della comunicazione e del project management.
Sin dai primi minuti del racconto veniamo trasportati in un mondo pieno zeppo di comunicazione, proprio da lei che, di questo concetto tanto affascinante quanto difficile, c’ha fatto prima un lavoro e poi uno spunto per dare una mano agli altri.
Curriculum impeccabile, collaborazioni con multinazionali di spicco (due su tutte: Nokia e Microsoft), un lavoro in Finlandia, e poi il sentore di voler vivere appieno il suo essere donna, senza smettere di essere una caparbia lavoratrice.
Questo imprescindibile frammento di vita lo ha esposto con una dolcezza e delicatezza disarmante come solo una mamma, forse, saprebbe fare.
Ha toccato argomenti profondamente privati e pieni di una sana quotidianità, per lanciare a noi un forte messaggio: l’amore verso l’ideale di famiglia che cerchi di costruire, non può e non deve distogliere l’attenzione da un progetto di vita lavorativa che, da anni, tenti di portare avanti.
Mentre Riccarda raccontava alcuni frammenti della sua vita di mamma in carriera, mi veniva in mente un libro letto un paio d’anni fa: I Don’t Know How She Does It (Ma come fa a far tutto?). Dividendo la propria vita tra lavoro, marito e figli, Kate Reddy trascorre notti intere organizzando gli innumerevoli impegni del giorno successivo, tentando di immaginare delle liste che suddividano esattamente le cose da fare nell’ordine giusto.
Ho preso in considerazione questa metafora semplicemente per far scattare in voi la stessa riflessione che è scattata in me. Riunioni, casa, scuola: come si fa ad eccellere in tutto e ad avere tempo anche per se stesse?

Su Corriere.tv racconta il progetto Piano C

Su Corriere.tv racconta il progetto Piano C

Quella di Piano C è una sfida che Riccarda e il suo team portano avanti con costanza e successo; l’idea di creare una struttura, che desse allo stesso tempo un punto d’appoggio per lavorare e un nido per i bambini, ha incuriosito decine di testate giornalistiche e non solo.
Lo spazio di Piano C è organizzato in aree riservate ai piccoli (cobaby), al coworking e a sale adibite a riunioni, incontri e workshop; un’area tutta riservata alla cucina, una dedicata al relax e una al salvatempo (garage, lavanderia, consegna spesa e altre piccole commissioni).
Il link al sito del progetto è www.pianoc.it e, anche da una schermata, si riesce a percepire quanta passione sia stata messa in campo nel realizzare tutto questo.
Non so se la scelta di tenere l’incontro il 7 Marzo sia stata casuale. Il giorno successivo avremmo ricordato ancora una volta l’episodio dell’8 Marzo 1908, che ha dato vita a quella che viene ricordata come Festa della Donna.
Sarebbe bello poter festeggiare ogni qualvolta una donna che riesce a portare a casa un successo che parli di lei e di tutte quelle come lei; ogni qualvolta un pregiudizio viene rotto, ogni qualvolta un figlio non è visto come un intoppo a un percorso brillante e pieno di soddisfazioni; ogni qualvolta una donna vince una partita per difendere un sogno piccolo o grande che sia.

Ringrazio ancora, anche a nome di tutti gli altri, Riccarda Zezza per i messaggi di speranza che ci ha lanciato e per le parole piene zeppe d’energia e forza.
Le facciamo un grande in bocca al lupo per la sua vita di mamma e, contemporaneamente, di manager.

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