La costruzione del conflitto come strategia seduttiva: il caso “Grande Fratello”

Pubblichiamo il post di Gaia Mangiavacchi, partecipante alla sesta edizione del Master.

In una delle prime lezioni del Master abbiamo affrontato, con Maurizio Boldrini, il tema della costruzione del conflitto nei media.

Creare un dissapore, ma anche un vero e proprio scontro, all’interno dei mezzi di comunicazione di massa, e in particolare in televisione, sembra assicurare visibilità e notorietà. Anche la provocazione o una litigata possono essere considerate, infatti, delle strategie seduttive.

Lo sanno bene i personaggi come Vittorio Sgarbi (un maestro, da questo punto di vista, era pure il compianto Gianfranco Funari). Ma lo sanno bene anche i produttori e gli autori dei programmi stessi.

Prendiamo ad esempio una trasmissione cult di Mediaset come il Grande Fratello, in onda da ben 12 edizioni. Nella puntata andata in onda lunedì 23 gennaio 2012, caratterizzata da battibecchi amorosi, litigi furiosi ed espulsioni forzate, la media di telespettatori è stata pari a 4 milioni e 190 mila, con uno share complessivo del 19,34%. E pensare che, a fine 2011, si vociferava addirittura una chiusura anticipata del programma a causa degli ascolti deludenti.

Persino l’angelica Alessia Marcuzzi, conduttrice del reality ormai da sette anni, nei quali si è mostrata sempre accondiscendente e pacata, nelle ultime settimane, improvvisamente (si fa per dire) si è trovata molto in disaccordo con i ragazzi della casa.

Senza dubbio, quindi, la tattica si è rivelata ancora una volta vincente. Tuttavia, vista anche la mole di autori che lavora al programma, viene da chiedersi se non ci sia altra alternativa a questo modo di fare tv. Una tv che, forse non a caso, in molti definiscono “spazzatura”.

Gaia Mangiavacchi

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